The Weight of the World (2013)

– Sanguine Hum

Prosegue la singolare storia musicale di Joff Winks e Matt Baber, arrivati al secondo album con il nome di Sanguine Hum, ma che in realtà producono musica da più di un decennio e che solo qualche anno fa hanno adottato l’attuale sigla. Senza particolari traumi i due, insieme al bassista Brad Waissman e al batterista dimissionario Paul Mallyon (ora nei Thieves’ Kitchen e sostituito da Andrew Booker dei No-Man), con il precedente Diving Bell avevano smussato gli angoli più prog-canterburyani degli Antique Seeking Nuns, scommettendo su una formula di prog più fluida e adattabile ai tempi. Un restyling che, nei piani di Winks e Baber, dovrebbe rendere più accessibile la loro proposta.

Adesso, con The Weight of the World, il quartetto di Oxford riparte da quelle premesse, ma vi aggiunge complicazioni formali, tempi dispari e armonie, sempre orecchiabili, ma volutamente imprevedibili. In pratica è come una versione degli Antique Seeking Nuns sotto la prospettiva del post progressive. In effetti l’album, che esce per l’etichetta Esoteric Antenna, non avrebbe sfigurato accanto alle pubblicazioni di casa Kscope, mostrando una sensibilità e filosofia molto affine a quelle band responsabili di aver creato, piaccia o meno, un filone stilisticamente coerente ed omogeneo.

Il metodo di scrittura della band si basa molto spesso sulla reiterazione di arpeggi – talvolta di chitarra, altre volte di tastiere – sopra i quali il gruppo lavora applicandovi ritmiche spezzate, suoni elettronici e fraseggi in primo piano o sottotraccia, anch’essi ripetuti, che fanno da colonna vertebrale a tutte le composizioni. Le premesse sono affini al minimalismo, ma rilette in chiave progressive rock naturalmente, L’esempio lampante di tale approccio ci viene fornito dalla strumentale In Code fondata su una serie di temi al piano elettrico di Baber: un jazz rock zappiano non molto dissimile dal progresssive canterburiano di matrice canadese.

Oppure questa condizione viene dispiegata ancora meglio dalle spore circolari di Day of Realese dove si sente un forte influsso dell’eredità di Steve Reich. System for Solution alterna una parte elettrica – nella stessa vena di No More Than We Deserve – ed un ritornello più riflessivo, intermezzati da delle belle parti strumentali con chitarre soniche e synth spaziali.I paragoni con Radiohead e Porcupine Tree comparsi nelle note di produzione mi appaiono sinceramente un po’ forzati. A parte qualche beat elettronico o spunto melodico che possa ricordare vagamente gli approcci dei loro conterranei, i Sanguine Hum hanno abbastanza stimoli da risultare emancipati all’interno dell’attuale scena progressiva-alternativa.

Quello che manca ai Sanguine Hum è semmai un songwriting più incisivo e deciso. Se infatti una critica si può muovere a The Weight of the World è che i suoi brani danno l’impressione che si cerchi di renderli complicati a tutti i costi, sforzandosi di usare il più possibile segnature inusuali, risultando pertanto innaturali. Il risultato è che essi non coinvolgono mai fino in fondo, almeno non come quelli del precedente Diving Bell. Anche i brani con caratteristiche da singoli, come l’electro pop rock di From the Ground Up o Cognoscenti, laciano dietro di loro un senso di irrisolto, come se il proprio potenziale non venisse sfruttato in pieno. Per fortuna che nel finale arriva il pezzo forte di tutto il lavoro rappresentato dai quasi 15 minuti della title-track (in tre parti), dove si rifanno vive quelle interferenze tra scuola di Canterbury e Frank Zappa che tanto ci avevano deliziato nell’ultimo EP degli Antique Seeking Nuns (Careful! It’s Tepid).

Lorenzo Barbagli